|
Padre Enzo Fortunato
La miniserie televisiva su Francesco al di là del successo
degli ascolti, rappresenta un messaggio capace di formare ed educare
il cuore degli uomini. Questa volta vorrei direi: grazie sorella tv
perché sei stata strumento di riflessione su valori cari al
cuore di molti italiani: la fraternità, la pace, l'essenzialità.
E per dirla con Raoul Bova abbiamo visto un Francesco uomo, santo,
amico. La vita di Francesco è carica di forza profetica e lo
spettacolo ha saputo proporre attraverso l'interpretazione di Raoul
Bova momenti educativi e spunti di riflessione importanti. Penso all'
"incipit" del film, quando il Francesco bambino afferma
"è il cielo che regge il mondo". È una delle
più importanti affermazioni e sottende un Dio amante dell'umanità.
Oppure la scena finale, con il Cantico delle Creature che invita ad
essere, guardando il mondo, gli uomini e la natura, persone grate
e contente. Oggi, in questa nostra epoca difficile, carica di tensioni,
di preoccupazione, di conflitti, abbiamo bisogno di modelli, di uomini
capaci di mostrare un'esistenza grata e contenta. Si possono individuare
anche altri passaggi significativi dell'opera di Michele Soavi. Ripercorrendo
le immagini e i contenuti del Vangelo viene colto come quella realtà
che raggiunge i meandri del cuore umano. Questo libro - afferma il
protagonista - parla una lingua che capisco. Sa cioè inquietare
e orientare l'animo umano e incamminarlo verso il bene. Intensa, inedita,
ben fatta. È l'espressione di Pietro di Bernardone che dice
a Francesco "io non ti ho mai ascoltato": oggi una delle
realtà educative più urgenti è data dalla capacità
di sapere ascoltare gli altri, senza pregiudizi. Ciò non solo
tra le persone , ma soprattutto tra genitori e figli; tra docenti
e alunni. Un ascolto che sa cogliere e decifrare anche il silenzio
di chi ci sta davanti. E poi ancora una delle ultime affermazioni
"ho imparato ad amare tutto ciò si cui posa il mio sguardo"
che rappresenta il centro del messaggio e della spiritualità
francescana. A significare un modo di porsi positivo, ricco di benevolenza,
di bontà, nei confronti degli uomini, del mondo, delle cose
e non ultimi di se stessi e di Dio. L'uomo, per dirla con Chiara,
che condivide lo stesso ideale di Francesco, ed è un motivo
sufficiente per compiere il bene. Compiere del bene, quindi. Con accanto
una figura che sia uomo, santo e amico. Uomo. Il Francesco che ora
conosciamo attraverso la fiction televisiva ci ha fatto comprendere
che l'uomo credibile e pienamente realizzato è colui che sa
aprirsi all'altro, sa donarsi all'altro. Lo dicono anche le scienze
umane.
Santo. L'umanità da sola è sì un motivo sufficiente,
ma è necessario che questa umanità sia arricchita da
valori non costruiti da mani d'uomo, ma proposti da un Dio che chiamiamo
Padre, che chiamiamo Amore. Una santità che sa smascherare
i doppi fini e sa agire per un unico motivo, senza tornaconto personale.
Francesco ha scelto l'uomo perché desiderava orientarlo verso
le cose vere, quelle che perdurano nel tempo e non ingannano l'uomo.
Amico. La vera umanità, la vera santità è quella
che sa farsi "compagnia" di ogni cosa: animata e inanimata.
Ho imparato ad amare tutto ciò su cui si posava lo sguardo.
Amico è colui che non ha paura di perdere del suo per stare
con l'altro. Amico è colui che sa dirti la verità anche
quando questa fa male. Francesco l' ha saputa dire a molti di noi,
senza lasciarci soli.
 |
 |
|